Responsabilità amministrativa

Responsabilità amministrativa

Corte dei conti

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L’immunità ex art. 122, co. 4, Cost. non copre la gestione dei contributi da parte dei Gruppi consiliari

Sezione giurisdizionale d'appello per la Sicilia, sentenza n. 21 del 06/02/2017

Appare ormai consolidato l’indirizzo delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione secondo cui, muovendo dal presupposto che i Gruppi operanti in seno ai Consigli regionali hanno natura pubblicistica e che i contributi pubblici vengano loro attribuiti con gli specifici vincoli ad essi impressi dalla legge, l’art. 122, comma 4, della Costituzione non può essere invocato per escludere la giurisdizione del Giudice contabile sugli atti adottati e sui comportamenti tenuti, in tale specifico contesto, dai consiglieri regionali, poiché l’evocata prerogativa dell’insindacabilità, testualmente riferita alle opinioni espresse ed ai voti dati nell’esercizio delle funzioni legislative e di rappresentanza politica in seno al Consiglio Regionale, non può estendersi alle concrete attività di gestione dei contributi finanziari erogati ai Gruppi presso i Consigli Regionali, che a quel novero ristretto di più elevate funzioni certamente non appartengono.

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Le citazioni per danno all’immagine antecedenti all’entrata in vigore del Codice sfuggono alla rilevabilità d’ufficio della nullità ex art. 51, co. 6, c.g.c.

Sezione giurisdizionale Veneto, sentenza n. 20 del 08/02/2017

In relazione a citazioni emesse prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice di giustizia contabile (ossia prima del 7/10/2016) l’eventuale mancanza dei presupposti per l’esercizio del danno all’immagine deve essere eccepita dalla parte, a pena di decadenza, entro il termine di costituzione in giudizio indicato nel decreto di fissazione di udienza secondo il regime giuridico generalmente stabilito dall’art. 90, co. 3, del Codice, norma che trova immediata applicazione anche ai giudizi in corso. Invero, la diversa norma speciale contenuta nell’art. 51, co. 6 (e 7), del Codice, secondo cui “La nullità per violazione delle norme sui presupposti di proponibilità dell’azione per danno all’immagine è rilevabile anche d’ufficio”, non trova applicazione per gli atti istruttori già esauriti (tanto più se culminati in una citazione) per effetto delle disposizioni particolari che disciplinano il regime transitorio della nuova normativa (art. 2, primo periodo, Allegato 3 del decreto legislativo n. 174/2013).

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Se l’apertura ai privati si riduce ad un’astratta previsione statutaria la società è in house

IIª Sezione giurisdizionale centrale d'appello, sentenza n. 76 del 09/02/2017

Affinché sia riconosciuta la giurisdizione della Corte dei conti tra i requisiti che deve evidenziare il modello organizzatorio delle c.d. società in house viene costantemente richiamata la necessità che il capitale sociale della società apparentemente privata sia integralmente detenuto da uno o più enti pubblici per l’esercizio di pubblici servizi e che lo statuto vieti in modo assoluto la possibilità della cessione delle partecipazioni a soggetti privati. Sotto tale ultimo profilo, tuttavia, il requisito deve ritenersi soddisfatto anche laddove l’apertura del pacchetto azionario ai privati è rimasta, quanto meno all’epoca della vicenda illecita oggetto dell’azione di responsabilità, solo un’astratta previsione statutaria (nel caso di specie la previsione statutaria, relativamente ad eventuali aumenti di capitale, prevedeva che “possono essere soci della società esclusivamente i soggetti di diritto pubblico o privato dotati di personalità giuridica”).

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Decorre il termine breve per l’impugnazione se non vi è incertezza sulla parte che ha chiesto la notifica della sentenza

IIª Sezione giurisdizionale centrale d'appello, sentenza n. 83 del 09/02/2017

Deve ritenersi esistente un’istanza di notificazione riconducibile al soggetto legittimato a richiederla ogni qual volta sia possibile risalire all’identificazione dell’istante, come, per l’appunto, nel caso delle notificazioni eseguite 'ad istanza di chi in atti' e simili. Perciò, la mancata indicazione, nella relazione di notifica dell’ufficiale giudiziario, della persona ad istanza della quale viene eseguita la notificazione della sentenza non determina nullità della notificazione stessa nel caso in cui dall’atto notificato sia possibile desumere le generalità del soggetto che l’ha richiesta; né sulla validità della notifica può incidere la mancata specificazione, nella relazione predetta, delle complete generalità del destinatario e del ricevente, ove tali dati siano desumibili dall’atto da notificare. L’istante, insomma, è sufficientemente individuato ogniqualvolta non vi sia incertezza assoluta sulla sua identità.

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Non è temeraria la lite se manca la consapevolezza circa l’infondatezza della domanda

Sezione giurisdizionale Piemonte, sentenza n. 13 del 10/02/2017

La soccombenza in giudizio di qualsiasi Amministrazione, laddove non sussistano palesi e macroscopiche motivazioni per non resistere alla pretesa avversaria e, quindi, quando la lite non appaia oggettivamente temeraria, rientra pacificamente nel cosiddetto rischio che l’Ente stesso si assume ogni volta che decida di privilegiare la predetta scelta, rischio che non può ricadere, successivamente, sull’Amministrazione medesima e sugli Organi interni che abbiano agito per salvaguardare, dopo una oculata e ponderata valutazione, gli interessi pubblici sottesi, essendo per definizione il risultato del contenzioso incardinato, comunque, potenzialmente favorevole o sfavorevole in funzione di molteplici fattori imponderabili, per nulla certi o prevedibili, i quali tendenzialmente sfuggono al pieno controllo di coloro che abbiano deciso di esperire la causa, secondo calcoli probabilistici e presuntivi del singolo caso.

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Sì al danno all'immagine solo per i delitti contro la pubblica amministrazione

Sezioni Riunite in sede giurisdizionale, sentenza n. 8 del 19/03/2015

Come enunciato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 350 del 2010, nonché in successive ordinanze, l'art. 17, comma 30 ter, del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, va inteso nel senso che le Procure della Corte dei conti possono esercitare l'azione per il risarcimento del danno all'immagine solo per i delitti di cui al Capo I del Titolo II del Libro Secondo del codice penale. Tale principio costituisce, infatti, una scelta non arbitraria del legislatore finalizzata a circoscrivere i reati da cui può derivare il "vulnus" all'immagine della P.A., in relazione alla percezione esterna che si ha del modello di azione pubblica ispirato ai principi e ai canoni che trovano la loro tutela ultima nell'art. 97 della Costituzione, con la conseguenza che, fuori da tale ambito, ogni estensione dei casi previsti dalla normativa in rassegna appare arbitraria.

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Responsabilità medica: nessun nesso causale senza la probabilità prossima alla certezza

Sezione giurisdizionale Lombardia, sentenza n. 40 del 18/03/2015

Per la valutazione della sussistenza del nesso causale fra evento dannoso e condotta antigiuridica nei casi di responsabilità medica assume rilevanza" l?alto o elevato grado di credibilità razionale" o "probabilità logica" ovvero, come richiamato dalla giurisprudenza penale, la "probabilità prossima alla certezza". Il nesso causale, in altri termini, sussiste qualora, a seguito di un giudizio condotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza o di una legge scientifica universale o statistica emerga che, ipotizzandosi come realizzata dall'operatore sanitario la condotta doverosa impeditiva dell'evento, questo non si sarebbe verificato, ovvero si sarebbe verificato, ma in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva. Spetta all'organo giudicante fare applicazione di tale criterio al caso concreto, così che, esclusa l'interferenza di fattori alternativi, la pronuncia sarà di addebito ove, all'esito del ragionamento probatorio, risulti "processualmente certa" la conclusione che la condotta del medico sia stata condizione necessaria dell'evento lesivo con "alto o elevato grado di credibilità razionale o probabilità logica".

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C'è giurisdizione contabile se il progettista svolge, anche in via di mero fatto, le funzioni di direttore dei lavori

Sezione giurisdizionale Veneto, sentenza n. 34 del 17/03/2015

Laddove un libero professionista svolga sia l'incarico di progettista sia quello di direttore dei lavori, anche se quest'ultima funzione risulti assolta "di fatto" e non in via esclusiva dal medesimo, sussiste la giurisdizione della Corte dei conti anche per i danni che possano trovare una loro causa in difetti di progettazione. Invero, nell'ipotesi in cui lo stesso professionista cumuli le funzioni di progettazione e direzione dei lavori, sussiste il rapporto di servizio con la pubblica amministrazione committente e la conseguente giurisdizione contabile, poiché il cumulo dei due incarichi professionali dà luogo ad una complessa attività professionale, nella quale la progettazione si pone come elemento prodromico della successiva attività di direzione dei lavori.

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Lavori pubblici: il termine di prescrizione decorre dalla data del collaudo salvo che la conoscenza del danno non sia anteriore

Sezione giurisdizionale Veneto, sentenza n. 34 del 17/03/2015

In materia di appalti pubblici, di norma, il termine di prescrizione decorre dal collaudo finale (definitivo) che, definendo i rapporti di dare e avere fra appaltatore e P.A. rende le eventuali erogazioni degli acconti corrisposti in eccedenza, rispetto al saldo dovuto, spese indebite e, pertanto, dannose per l'Erario (cfr. Corte dei conti, Sez. 2^ Centr. di App., 24 settembre 2001, n. 316). Tuttavia, laddove, come nell'ipotesi di causa, non la conoscibilità ma addirittura la conoscenza dei fatti correlati all'asserito pregiudizio, da parte sia dell'Amministrazione sia del Procuratore regionale procedente, nei confronti del quale la prima è onerata di obblighi di denuncia, sia di gran lunga anteriore al certificato di collaudo, il termine di prescrizione decorre senz'altro da questo primo momento.

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